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10 Settembre 2011

Faaker See 2011

Al Faaker con il Monza Chapter

 

 


 

Il giorno è finalmente arrivato, lo aspettavamo da molto tempo, praticamente da quasi un anno ed alla fine è arrivato. Il Faaker è un luogo, un momento, un'emozione, un sogno;  c'è, esiste, lo senti nel sangue fin dal giorno successivo dopo che è terminato l'anno prima; per noi è come se fosse la Mecca, vogliamo andare laggiù (o lassù) per poter respirare l'aria della nostra passione e di aria ne respiriamo tanta, fin quasi ad ubriacarsi. Si parte al mattino presto, molto presto; ritrovo all'Autogrill di Agrate, (ormai facciamo parte di quel paesaggio!!); siamo in tanti, veramente in tanti, ciascuno con il suo bagaglio, piccolo o grande, legato a regola d'arte o assicurato al portapacchi in un qualche modo, ma tutti quanti pronti a partire. L'aria è elettrica, si ride e si scherza, ma ognuno in cuor suo sente forte l'impegno del viaggio; davanti a noi un nastro d'asfalto di più di seicento chilometri ci aspetta e la strada è lunga. Più o meno, circa, quasi... all'orario stabilito si parte, un breve briefing poi il rombo di una quarantina di moto sovrasta ogni cosa li intorno; davanti a tutti conduce e dirige il capo dei Road Captain, "il Lorenzo", colui il quale, a guisa  di condottiero, sapientemente trascina una banda di scalmanati verso la meta; scalmanati che vengono tenuti in riga dai Safety. Quaranta moto in fila per due lungo la strada è uno spettacolo che vale la pena di vedere anche se di moto non te ne importa un accidente; lo vedi che la gente rallenta e ti osserva, qualcuno con rabbia e qualcuno con invidia, ma comunque fa effetto. Chilometro dopo chilometro l'Austria si avvicina; per fortuna che ogni tanto ci si deve fermare per far rifornimento, serve per prendere fiato; ok, ok, va bene, per qualcuno è una gran rottura di scatole, ma per qualcun altro, magari un po' meno giovane, è come prendere una boccata d'aria. Superato Portogruaro il paesaggio incomincia a cambiare, prima quasi impercettibilmente, poi sempre più vistosamente; sembra di sentire l'aria più frizzante, poi si arriva al confine e, a quel punto, raggiungere l'albergo ormai è un attimo. Eccoci arrivati, l'albergo è tutto nostro, in una bacheca troviamo già le indicazioni di quali sono le nostre stanze, di corsa a prendere la chiave e poi via, a depositare i bagagli (oddio, bagagli.. la borsa, ecco!!). Chissà perché ci si sente come ci si sentiva nelle gite scolastiche, forse perché questa esperienza aiuta sempre a ritornare un po' indietro nel tempo e sentirsi un poco più giovani. Il bello è che, dopo seicento e passa chilometri fatti in sella ad una moto, una persona normale sentirebbe forte il desiderio di farsi una doccia e di rilassarsi; invece no, giusto il tempo di bere e mangiare qualche cosa, poi via di nuovo, verso il raduno, il richiamo del Faaker si fa sentire. Eccolo che ci si avvicina, il fiume di moto diventa un mare, poi un oceano; tutti diretti a Faak Am See;  la "magia del Faaker" prende corpo e ogni volta rimani esterrefatto dalla miriade di Harley che hai intorno; a migliaia, di tutte le forme, colori, dimensioni, fattezze, qualcuna lustra che risplende, qualcuna zozza da far paura, ognuna con il suo carattere, ognuna col carattere di chi ci sta seduto sopra. Nonostante la ressa non ci metti molto a trovare un posto, parcheggi (rigorosamente a "culo indietro" come da protocollo) e poi ti incammini verso gli stand e i punti di ritrovo. A volte due occhi non bastano per guardare, dove ti giri trovi qualche cosa che cattura la tua attenzione, non fai in tempo ad osservare che subito vuoi guardare più avanti; la similitudine di Pinocchio nel paese dei balocchi è azzeccata in pieno. Pian piano il sole cala, la giornata è stata impegnativa; qualcuno, i più vecchietti, si appresta a tornare in albergo, qualcun altro, i più pimpanti, si prepara ad una serata di festa; poi, per tutti, arriva il momento di ritirarsi, il giorno che verrà sarà quello più incredibile e non ci si deve far trovare impreparati. Trascorre la notte e il mattino presto ci trova in piedi e pronti; colazione e via, al Faaker; già fin dalle nove del mattino il flusso di moto attorno al lago è ininterrotto, parcheggi e ti butti nella mischia, cercando di non farti perdere nulla; giri e rigiri, avanti ed indietro tra gli stand a cercare l'occasione o quella cosa particolare che non si trova facilmente da altre parti. Tra uno stand e l'altro è d'obbligo la sosta nei punti di ristoro, dove quello che trovi è l'antitesi del cibo sano, ma proprio per quello ti attira e la tua coscienza non ci mette molto a giustificarti. Caldo, sole, gente, moto, tante Harley, così tante come non è facile immaginare; ti ubriachi di esse mentre attonito le osservi transitare in una parata chilometrica senza fine. La giornata continua fino al momento in cui senti, inevitabile, la stanchezza; un ultimo sguardo, un'ultima corsa in quello stand ramingo laggiù, dove dovrebbe esserci proprio quello che cercavi e che stavi per dimenticare; poi il ritorno all'albergo, pronti per la nostra serata di gala e le risate e prese in giro con soffice goliardia tra amici accompagnano il resto della serata; ancora una volta, l'avventura del Faaker giunge al suo apice. Il mattino successivo ci trova nuovamente pronti per il viaggio di ritorno; davanti a noi si trovano gli stessi seicentocinquanta chilometri conosciuti all'andata; non si capisce perché, però, non c'è quella frenesia elettrizzante di qualche giorno prima, c'è la voglia di tornare a casa e più in fretta possibile. Credo che ognuno di noi, mentre affronta quell'interminabile strada di ritorno, si trovi a percorrere con la mente tutti quei momenti più significativi che hanno caratterizzato la sua avventura. Il Faaker, però, non è solo Harley, stand, confusione, musica, birra, mazzancolle fritte ed hamburger mitici; il Faaker è il momento in cui trascorri le tue ore con gli amici; hai incominciato con loro questa avventura all'alba di un mattino e condividi con loro la tua passione, le tue idee, i tuoi momenti. Tra loro ci sono menti diverse, caratteri diversi, ciascuno con la sua peculiarità, i suoi pregi ed i suoi difetti; tra loro trovi il timido, il silenzioso, il casinista, il rompiballe, lo splendido ed il lamentoso; ma tra loro trovi anche i Mena, i Bomba, i Gomez, gli Elvis e i Bega che non sono solo dei soprannomi, sono i catalizzatori di uno spirito di gruppo che non è una mera aggregazione di persone, ma un'entità a se stante che va oltre i singoli individui. Ecco perché è entusiasmante farne parte e vivere con loro una miriade di sensazioni in un'avventura come il Faaker ed ecco che ti trovi a desiderare, nonostante l'indigestione appena terminata, che arrivi l'anno successivo per vivere nuovamente quei momenti e cercare di scoprirne altri, sempre più affascinanti, sempre più emozionanti.

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